toro reggio calabria noita ucciso denuncia maltrattamenti

Reggio Calabria. Un povero toro scappa da un allevamento o da un macello, ancora non è chiaro, e dopo mezz'ora di corsa in città viene freddato con 7 colpi di pistola dalle forze dell'ordine. È accaduto ieri pomeriggio attorno alle ore 14:30. Assistiamo ancora una volta all'ennesima inefficienza delle Istituzioni che, per risolvere il problema, hanno pensato bene di uccidere un animale indifeso senza alcuna pietà. Il toro non aveva ferito alcuna persona ma era assolutamente giustificata la sua folle corsa. L'animale infatti era circondato da auto in transito, macchine delle forze dell'ordine con sirene accese e urla dei passanti. Pertanto, terrorizzato e non "impazzito" come qualche indegno giornale ha riportato, cercava semplicemente un luogo idoneo dove potersi andare a rifugiare.

"Quello che è accaduto ieri è di una vergogna indescrivibile e dimostra il totale fallimento delle Istituzioni. Hanno ucciso quel toro con sette colpi di pistola, come se fosse un criminale ricercato a livello internazionale. Mi chiedo perchè non si sia provveduto a sedarlo, piuttosto che farlo fuori in pochi secondi. L'uccisione di animali senza alcuna necessità, è un reato punito dal nostro ordinamento giuridico. E' dovere delle Istituzioni tutelare l'incolumità pubblica dei cittadini, ma non vi era alcuna necessità di uccidere l'animale. Bastava infatti, ripeto ancora, sedarlo. Ho già dato mandato al responsabile del nostro Ufficio Legale, Avvocato Alessio Cugini, di chiedere immediatamente gli atti di quanto accaduto perchè sono pronto ad informare la Procura della Repubblica" - è il commento di Enrico Rizzi, Presidente Nazionale del Nucleo Operativo Italiano Tutela Animali.

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Momenti di tensione, la scorsa notte, nella zona del centro storico. Una trentina di persone ha circondato un furgone, con a bordo un dipendente comunale, intervenuto per prestare soccorso a Jonny, un cagnone con il muso lungo amatissimo dai residenti e dai commercianti della zona antica della citta.

Credevano che l’animale fosse stato accalappiato per essere trasferito a Caltanissetta ed è così scoppiata la rivolta. Il mezzo è stato accerchiato in via Torrearsa. Insulti e minacce per il dipendente che ha subito telefonato al 113, temendo per la propria incolumità.

Scattato l’allarme sono giunti gli agenti della Squadra volante. Nel frattempo, Jonny era stato liberato. Qualcuno, infatti, ha aperto il portellone del furgone, facendolo scappare.

In via Torrearsa è arrivato anche Enrico Rizzi presidente nazionale del Nucleo operativo italiano tutela Animali. Il giovane riesce a calmare gli esagitati. Jonny, infatti, sta male e necessita di cure. La bestiola, pertanto, viene di nuovo prelevata e trasportata in un ambulatorio veterinario.

"Nulla di grave per fortuna. – assicura Rizzi - Jonny farà presto rientro al centro storico. Questione di qualche giorno".

Romano D'Ezzelino (Vicenza). "Ho appena dato mandato al responsabile del mio ufficio legale di sporgere formale denuncia per maltrattamento ed uccisione di animali nei confronti di un giovane di 17 anni, per fortuna identificato, che ha ucciso a suon di calci sul collo e sul muso un povero capriolo che si trovava agonizzante lungo uno strada provinciale, nel vicentino" - sono le prime parole di Enrico Rizzi, Presidente Nazionale del Nucleo Operativo Italiano Tutela Animali

Questi i fatti: sono l'una di notte. Due studentesse universitarie nel percorre in auto la strada da Semonzo a Romano vedono in una semi curva un capriolo sull’asfalto, ferito, incapace di alzarsi. Si fermano per proteggere l’animale dal possibile investimento di altre auto in arrivo, pensando a come fare per contattare un veterinario.

In quel momento passano sette ragazzi in motorino e si fermano. Dal gruppo si stacca il giovane di 17 anni, che incitato dagli amici, inizia a prendere a calci sul collo il capriolo. La violenza è talmente tanta che riesce ad ammazzarlo sotto gli occhi delle povere ragazze. Poi fugge in motorino, sghignazzando con gli amici. Le studentesse prendono il numero della targa e le forze dell'ordine riescono ad individuarlo e denunciarlo.

"Assicuro a tutti i cittadini perbene che ci sarà tolleranza zero verso chi si macchia di simili crimini. Denunceremo questo infame vigliacco, ci costituiremo parte civile nell'instaurando procedimento penale e chiederemo il massimo della pena prevista. Non solo, chiederemo un risarcimento del danno come associazione animalista e gli faremo sborsare fino all'ultimo centesimo" - conclude durissimo il Presidente Noita.

Il Presidente Nazionale del NOITA Enrico Rizzi si è già sentito telefonicamente con il sindaco di Romano D'Ezzelino Rossana Olivo, la quale ha espresso profondo rammarico per l'accaduto. Il primo cittadino ha comunicato al Presidente l'intenzione di costituirsi parte civile nell'istaurando procedimento penale a carico del diciassettenne.

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PALERMO – Prende il suo cane, si avvicina al contenitore della spazzatura e lo getta vivo dentro. Una ragazza assiste alla scena e riprende tutto con il cellulare per poi chiamare i carabinieri. E’ accaduto a Monreale, in provincia di Palermo. Il video è giunto alla segreteria nazionale del Nucleo Operativo Italiano Tutela Animali che tramite il proprio ufficio legale sta già interessando i Carabinieri. “Troveremo questo infame vigliacco che sarà subito denunciato per abbandono e maltrattamento di animali. Il video è agghiacciante e non ci sono dubbi. Ci costituiremo parte civile nel processo e chiederemo il massimo della pena” – è quanto dichiara Enrico Rizzi, Presidente Nazionale del N.O.I.T.A. E’ successo in via Aquino, all’altezza di fondo Pasqualino. Il testimone, seduto all’interno della propria auto, ha notato qualcosa di strano, decidendo così di prendere il cellulare e attivare la videocamera. Nei momenti successivi è riuscito a inquadrare l’uomo mentre sollevava e gettava il cane tra i rifiuti. A tirarlo fuori da lì sarebbero stati alcuni passanti che, di fronte ai carabinieri, lo hanno dovuto affidare al fratello del responsabile. Alcuni animalisti, dopo una prima visita ai carabinieri, sono stati contattati per andare a recuperare l’animale e affidarlo alle associazioni di volontari. “Giunti al comando, il fratello del tizio ci ha comunicato – spiega uno di loro – di non aver portato il cane perché malmesso. Gli abbiamo chiesto allora di andare a casa sua per soccorrere il piccolo ma era troppo tardi. Il cane era già morto”. Il responsabile dell’accaduto, spiegano dal Comando, soffrirebbe di problemi psichici e quindi potrebbe anche non essere denunciato. -

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AGGIORNAMENTO:
Considerato che dai fatti accaduti emergono chiare responsabilità di carattere penale, la nostra associazione ha deciso di intraprendere le vie legali, affinchè i responsabili di quanto accaduto siano perseguiti. N.O.I.T.A. ha intenzione di segnalare alla competente Procura della Repubblica di Palermo, non solo l'autore del maltrattamento e dell'abbandono, bensì anche i Carabinieri intervenuti per accertare eventuali loro responsabilità.

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